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27 dicembre, 2010

Lezioni di antichità



"Poichè esistono in Olanda, presso Haarlem e in terreni sabbiosi, alberi di tiglio cresciuti da seme (non selvatici), e poiché questi vengono venduti e trasportati sia a Stoccolma sia in altre località del Nord, cercate di procurarvene duemila, e che dalla radice in su vengano tagliati a un'altezza di dieci piedi. E fateli sistemare sulla nave con le radici infilate nella sabbia solitamente usata come zavorra, e portateli a Pietroburgo in autunno oppure giudicate voi stesso l'epoca migliore".
È lo stralcio di una lettera datata 25 aprile 1712, scritta, con singolare competenza, da Pietro I il Grande. Lo zar, da un lato, si preoccupava di far importare alberi adatti al clima russo, dall'altro aveva cura, nella creazione di nuovi parchi, di conservare le piante originarie di quelle terre, spesso salvando interi boschi.Il sovrano aveva passato l'infanzia e la prima giovinezza a Mosca, nei giardini del Cremlino e di Izmajlovo, tra i viali di un labirinto e gli animali del serraglio: erano quelli, secondo il parere dei suoi educatori, i luoghi ideali per stabilire un diretto contatto con la realtà. Sempre all'aperto, Pietro aveva organizzato una flotta in miniatura e reggimenti con i compagni di gioco, diventati poi i fedelissimi della sua guardia personale. In quei giardini, destinati sia allo svago sia all'istruzione, il giovane Pietro scoprì l'arte e l'architettura del Barocco olandese, che tanto avevano influenzato i parchi moscoviti del '600.1 giardini, ma soprattutto i fiori, furono per lo zar una passione che coltivò per tutta la vita, e anche il punto di partenza per la sua "rivoluzione", che diede luogo a un radicale mutamento nelle abitudini di vita dei russi e alla nascita di San Pietroburgo. Lo zar inviò all'estero alcuni giovani affinché imparassero i segreti dell'arte del giardinaggio, fece acquistare libri sull'argomento che descrivessero i fasti delle corti d'Euro-
pa, scelse personalmente gli alberi per bordare le aiuole, ordinando fiori di ogni tipo e provenienza: bulbi di tulipano da Amsterdam, lillà da Lubecca, rose, garofani e gigli da diverse contrade della Russia.
I parchi di San Pietroburgo conservano tuttora l'aspetto ameno e "giocoso" tipico del Barocco olandese; Pietro vi introdusse però i labirinti, reminiscenza della propria infanzia a Izmajlovo, e le sculture ornamentali, alle quali affidò anche un compito pedagogico: nelle intenzioni del sovrano l'uomo russo avrebbe infatti potuto scoprire, nello svago e nel divertimento, l'antichità classica, la cui conoscenza gli era stata preclusa per secoli. Lo zar inaugurò insomma una sorta di Umanesimo in pieno Settecento. L'architetto francese Alexandre-Jean-Baptiste Le Blond, noto per i suoi palazzi di Parigi e per i suoi libri di architettura, diventò il fedele interprete di Pietro il Grande sia in città, con il Giardino d'Estate, sia in campagna, con Peterhof, che può essere considerato il suo capolavoro. La bellezza del parco di Peterhof consiste nel sapiente impiego dell'acqua, che sgorga e zampilla da varie fontane, ricadendo su statue che raffigurano dèi, uomini e creature immaginarie. Al centro del bacino si trova un gigantesco Sansone dorato, mentre nel Giardino Inferiore, situato tra il palazzo e il mare, l'architetto Le Blond creò tre splendide residenze per l'estate: L'Ermitage, Marly e Mon Plaisir.


Testo di Mariolina Doria De Zuliani.

2 commenti:

Lara ha detto...

Complimenti, questo è davvero un blog incantevole!!!
Lara

Andrea ha detto...

Grazie Lara per i complimenti e perdonami se ti rispondo in ritardo.

Andrea

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